A causa dei recenti terremoti che hanno devastato paesi e cittadine del centro Italia,si riinizia,purtroppo,a parlare della situazione degli immobili e della loro capacità (o incapacità) di resistere a forti scosse telluriche.

Dal quadro che emerge,si evince che una grande percentuale delle abitazioni degli Italiani necessita di interventi.Guardando i dati,oltre 21 milioni di persone nel nostro Paese abitano in zone a rischio sismico.Di 29 milioni di abitazioni totali (stimate dall’ultimo censimento del 2011),10 milioni circa si trovano nelle zone a più alto rischio sismico (zona 1,2).

Gli eventi sismici per loro natura non sono evitabili,ma si può (e si deve) prevenire e limitarne i danni,evitando morte alle persone e distruzione delle abitazioni.

Le norme vigenti riguardanti i principi per il progetto,l’esecuzione ed il collaudo dei nuovi edifici e per l’adeguamento sismico di quelli preesistenti sono rappresentate dal DM 14 GENNAIO 2008.

Se per le nuove costruzioni è palese che si debbano seguire i dettami delle Norme Tecniche del testo sopra citato per dar vita ad una struttura antisismica;per le realizzazioni antecedenti,tali norme prevedono essenzialmente tre tipi di intervento:

  • interventi di adeguamento,che rappresentano il modus operandi ideale per ottenere una struttura che risponda pienamente alle richieste delle Norme Tecniche di Costruzione;
  • interventi di miglioramento,che migliorano la sicurezza strutturale senza tuttavia raggiungere in pieno i livelli richiesti dalle NTC;
  • interventi locali,le cui riparazioni interessino elementi specifici portando un miglioramento generale alle condizioni di sicurezza della struttura.

Per scegliere quale sia l’intervento da intraprendere,chiaramente si deve iniziare con delle indagini diagnostiche e prove in laboratorio,da effettuarsi a cura di un tecnico competente in materia antisismica.Vanno infatti valutati molti parametri,ad esempio il tipo di materiale che compone la struttura portante (muratura,legno,C.A.),il numero di piani,il tipo di fondazioni su cui giace l’edificio e la zona in cui si trova.

Per gli interventi di consolidamento è essenziale che una valutazione geotecnica avvenga insieme a quella strutturale,quindi migliorare e rinforzare i terreni di fondazione è opera da effettuare.

Per il consolidamento delle murature esistono numerosi interventi:le cerchiature,gli interventi sulla copertura,rinforzi con inserimento di reticoli cementizi,cuciture metalliche,ecc.

Anche le strutture in legno si possono migliorare nella loro tenuta antisismica,attraverso sistemi di consolidamento di travi e solai.

Si può agire,come previsto dalle norme,anche localmente,attraverso l’aumento delle armature,oppure con l’incremento della sezione degli elementi strutturali.

Si possono utilizzare dei giunti strutturali per evitare che unità adiacenti possano essere danneggiate,interrompendone la continuità.

Questi sono solo dei brevi cenni su alcune delle possibili lavorazioni da effettuare su strutture che non sono antisismiche,per garantire la sicurezza di chi le abita,

Vivendo in Italia,infatti,non è sempre pensabile agire tramite la ricostruzione in toto o la delocalizzazione,respirando il nostro territorio storia,possedendo come Italiani un bagaglio culturale che si rispecchia anche in un certo tipo di abitazioni dal carattere antico e tradizionale,convivendo con la possibilità che chiese o monumenti possano essere distrutte dalla forza della natura.

Per questo le norme esistenti e le attuali tecniche costruttive possono concorrere a mantenere in vita intere realtà rurali,borghi antichi e splendidi luoghi che si susseguono lungo tutto il nostro Bel Paese.